mercoledì, marzo 07, 2007

Majorana


Ascoltando una canzone di Franco Battiato "Mesopotamia", dove lui cita Majorana ed altri grandi uomini. Per cui sono andata alla ricerca di notizie sulla vita di Ettore Majorana,scoprendo che fu un genio, ma allo stesso tempo un uomo solo, e ciò che mi ha affascinato è stata la sua scomparsa e le varie ipotesi fatte.
Inserisco qui sotto la biografia e tutto ciò che concerne i suoi studi e la sua scomparsa.


Biografia

Penultimo di cinque fratelli, Ettore Majorana nacque a Catania il 5 agosto del 1906, in via Etnea 251 da Fabio Massimo (1875 - 1934), e Dorina Corso.

Il padre si laureò giovanissimo a diciannove anni in Ingegneria e quindi in Scienze fisiche e matematiche; egli era l'ultimo di cinque fratelli: Giuseppe, giurista e deputato, nato nel 1863; Angelo, statista, 1865; Quirino, fisico, 1871; e Dante, giurista e rettore universitario, 1874.

Anche il nonno di Ettore (Salvatore Majorana) si laureò giovanissimo (a 19 anni in Ingegneria ed a 21 in Scienze fisiche e matematiche). Fu professore di fisica sperimentale al Politecnico di Torino e quindi all'Ateneo di Bologna (cattedra in cui successe al Righi), fu socio dell'Accademia dei Lincei e Presidente della società italiana di Fisica, scoprì la birifrangenza magnetica.

Ettore rivelò una precocissima attitudine per la matematica, svolgendo a memoria calcoli complicati fin dall'età di 5 anni. Alla sua educazione sopraintese (sino a circa nove anni) il padre. Successivamente, quando la famiglia si trasferì a Roma, dal 1921 Ettore frequentò il collegio "Massimiliano Massimo" dei Gesuiti in Roma: qui terminò il ginnasio in quattro anni, e frequentò come esterno il primo e secondo liceo classico. Frequentò il terzo liceo classico presso l'istituto statale Torquato Tasso, e nella sessione estiva del 1923 conseguì la maturità classica.

Gli altri fratelli di Ettore erano: Rosina, Salvatore, dottore in legge e studioso di filosofia; Luciano, ingegnere civile, specializzato in costruzioni aeronautiche e che si dedicò alla progettazione e costruzione di strumenti per l'astronomia ottica; Maria, diplomata a pieni voti in pianoforte al Conservatorio di S. Cecilia. Terminati gli studi liceali si iscrisse, forse per seguire le orme degli avi, alla facoltà d'Ingegneria. Fra i suoi compagni di corso c'erano il fratello Luciano, Emilio Segrè, Enrico Volterra.


Il passaggio a Fisica

Emilio Segrè al quarto anno di studi d'ingegneria decise di passare a Fisica: a questa scelta, che in lui maturava da tempo, non erano stati estranei gli incontri avuti (estate del 1927) con Franco Rasetti ed Enrico Fermi (allora ventiseienne) e da poco nominato professore ordinario di Fisica teorica all'Università di Roma creata in quel periodo da Orso Mario Corbino: per la cronaca si annota che, della commissione che assegnò la cattedra a Fermi, era membro Quirino Majorana.

Segrè riuscì a convincere Majorana a passare alla facoltà di Fisica, ed il passaggio avvenne dopo un incontro con Fermi.

Ecco il resoconto che Amaldi fa di quell'incontro:

(...) Egli venne all'Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell'occasione che io lo vidi per la prima volta. Di lontano appariva smilzo, con un'andatura timida e quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell'insieme l'aspetto di un saraceno.

Fermi lavorava allora al modello statistico dell'atomo che prese in seguito il nome di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all'Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull'argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, si presentò di nuovo all'Istituto, entrò diretto nello studio di Fermi e gli chiese, senza alcun preambolo, di vedere la tabella che gli era stata posto sotto gli occhi per pochi istanti il giorno prima. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un fogliolino su cui era scritta un'analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattro ore. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito dallo studio, se ne andò dall'Istituto. (...)

Majorana era quindi tornato non per verificare se andava bene la tabella da lui calcolata nelle ultime 24 ore, bensì per verificare se fosse esatta quella di Fermi. Comunque, superata Fermi la prova, Majorana passò a Fisica e iniziò a frequentare l'Istituto di Via Panisperna: regolarmente fino alla laurea, meno dopo.

Il soggiorno tedesco

Si lasciò comunque convincere ad andare all'estero (Lipsia e Copenaghen) e gli fu assegnata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche una sovvenzione per tale viaggio che ebbe inizio alla fine di gennaio del 1933 e durò circa sei mesi. L'incontro con Heisenberg fu proficuo, tanto che questi riuscì lì dove Fermi e gli altri avevano fallito, far pubblicare "qualcosa" a Majorana.

Pubblicò infatti Über die Kerntheorie, in Zeitschrift für Physik.

Abbiamo alcune sue lettere del periodo tedesco. Il 20 gennaio, in una lettera alla madre scrive:

(...) All'Istituto di Fisica mi hanno accolto molto cordialmente. Ho avuto una lunga conversazione con Heisenberg che è persona straordinariamente cortese e simpatica (...)

In una lettera al padre, il 18 febbraio, scrive:

(...) ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che ad Heisenberg è piaciuto benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria (...)

Nel viaggio fatto all'estero fu colpito dall'organizzazione tedesca. Ed ecco come illustra nella medesima lettera alla madre la rivoluzione nazista:

(...) Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza (sic!) la maggioranza ariana. Il numero di coloro che troveranno posto nell'amministrazione pubblica ed in molte private, in seguito all'espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati (sic!); gli altri rimangono perché erano in carica nel '14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l'epurazione sarà completa entro il mese di Ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell'orgoglio di razza. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran parte eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l'opera del governo risponde ad una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica (...)

Non è dato sapere se i suoi più intimi collaboratori conoscessero le sue impressioni e le sue idee sulla Germania nazista: è certo comunque che a Fermi (la cui moglie era ebrea) tali idee e concezioni non dovessero fare grande piacere e certo pure è (vedi in proposito l'ottimo libro di Recami su Majorana) che Segrè (ebreo anch'egli) rimase stizzito da una analoga sua lettera.

Successivamente si recò a Copenaghen dove conobbe Niels Bohr. La frequentazione con Bohr lo portò a conoscere altri fisici importanti dell'epoca quali Moller, Rosenfeld ed a frequentare George Placzek che già da qualche tempo conosceva.

Si recò sempre più saltuariamente all'istituto di Fisica. Sovente se ne stava a casa, non riceveva alcuno e respingeva la corrispondenza scrivendoci di proprio pugno si respinge per morte del destinatario. Curava anche poco l'aspetto fisico e si era lasciato crescere barba e capelli. Ma quello che è certo è che non cessava di studiare: i suoi studi si erano ampliati. Questo è il periodo più oscuro della sua vita: non si sa quale fosse la materia dei suoi studi.

Ecco il ritratto che ne dà, in quel periodo, Laura Fermi:

Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell'andare in tram all'Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente una idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all'Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.

Ed ancora:

Majorana aveva continuato a frequentare l'Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell'Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente. Si parlò di delitto. Fu accusato uno zio del piccino e di Ettore. Quest'ultimo si assunse la responsabilità di provare l'innocenza dello zio. Con grande risolutezza si occupò personalmente del processo, trattò con gli avvocati, curò i particolari. Lo zio fu assolto; ma lo sforzo, la preoccupazione continua, le emozioni del processo non potevano non lasciare effetti duraturi in una persona sensitiva quale era Ettore.

Nel 1937 Ettore Majorana fu nominato professore di Fisica teorica all'Università di Napoli, dove si legò d'amicizia con Antonio Carrelli, professore di Fisica sperimentale presso lo stesso Istituto di Fisica.

Anche a Napoli Majorana condusse una vita estremamente ritirata con i suoi malanni che gli davano fastidio e che si ripercuotevano inevitabilmente sul suo carattere e sul suo umore.

La misteriosa scomparsa

La sera del 25 marzo 1938 Ettore Majorana partì da Napoli con un piroscafo della società Tirrenia alla volta di Palermo, ove si fermò un paio di giorni: il viaggio gli era stato consigliato dai suoi più stretti amici, i quali lo avevano invitato a prendersi un periodo di riposo.

Il giorno stesso, prima di partire, aveva scritto a Carrelli la seguente missiva:

Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi... Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto...; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.

Ai familiari aveva invece scritto:

Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.

Il 26 marzo Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli diceva di non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva precedentemente inviato.

Lo stesso giorno fu scritta e spedita anche questa ultima lettera:

Palermo, 26 marzo 1938 - XVI
Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all'albergo Bologna, viaggiando con questo stesso foglio. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.

Ma Ettore non comparve più.

Iniziarono le ricerche. Del caso si interessò, dietro pressioni di Fermi, lo stesso Mussolini; fu anche proposta una ricompensa (30.000 lire) per chi ne desse notizie, ma non si seppe mai più nulla di lui, almeno non in modo inequivocabile.

Il professor Vittorio Strazzeri dell'Università di Palermo asserì di averlo visto a bordo alle prime luci dell'alba del 27 marzo mentre il piroscafo sul quale era imbarcato si accingeva ad attraccare a Napoli (in realtà egli condivise la cuccetta con un giovane viaggiatore che, seconda la descrizione, corrispondevana a Majorana, da lui mai conosciuto personalmente prima di allora). Un marinaio asserì di averlo scorto, dopo aver doppiato Capri, non molto prima che il piroscafo attraccasse, e la società Tirrenia, anche se l'episodio non fu mai confermato, asserì che il biglietto di Majorana era tra quelli testimonianti lo sbarco. Anche un'infermiera che lo conosceva sostenne di averlo visto, in questo caso nei primi giorni dell'aprile 1938, mentre camminava per strada a Napoli.

Ma non fu mai trovata nessuna traccia documentata della sua destinazione ed in mare non fu mai trovato.

Le indagini furono condotte per circa tre mesi e si estesero ad un convento di Gesuiti che si trovava vicino a dove lui abitava, dove pare si fosse rivolto per chiedere una qualche sorta di aiuto, forse come reminiscenza del suo periodo scolastico presso i Gesuiti di Roma. La famiglia seguì anche una pista che sembrava portare al Convento di S.Pasquale di Portici, ma alle domande rivoltegli il padre guardiano rispose con un enigmatico: "Perché volete sapere dov'è? l'importante è che egli sia felice".

Ci fu una ridda di ipotesi, di indizi, ma non si ebbero mai certezze sulla sorte di Majorana: va comunque notato che nelle sue lettere egli non parla mai di suicidio, ma solo di scomparsa, ed era persona attenta alle parole.

L'unica certezza tra tante supposizioni consiste nel non indifferente prelievo di una considerevole somma di denaro (alcuni stipendi arretrati) che Majorana fece prima di far perdere le sue tracce, l'equivalente di circa 10 mila dollari attuali, oltre che della sparizione del suo passaporto. Anche questo fatto, unito alla razionalità della mente di Majorana, rende poco probabile l'ipotesi del suicidio.

Amaldi nel suo Ricordo scrisse che egli aveva saputo trovare in modo mirabile una risposta ad alcuni quesiti della natura, ma che aveva cercato invano una giustificazione alla vita, alla sua vita, che era per lui di gran lunga più ricca di promesse di quanto non lo sia per la stragrande maggioranza degli uomini.

Il giorno prima di salpare da Napoli consegnò alla studentessa Gilda Senatore una cartella di materiale scientifico: questi documenti furono mostrati anni dopo al marito di questa, anch'esso fisico. Questi ne parlò con Carrelli che ne parlò con il rettore che li volle: dopo di che le carte si persero.

Le ipotesi sulla scomparsa

Le ipotesi relative alla scomparsa di Ettore Majorana seguono soprattutto tre filoni: quello tedesco, quello argentino, quello monastico: vedremo poi come secondo alcune teorie il primo ed il secondo potrebbero essere interagenti.

La via tedesca assume che egli sarebbe tornato in Germania per mettere a disposizione le sue conoscenze e le sue intuizioni.

La via argentina si basa su presunte tracce di una sua presenza a Buenos Aires, specie intorno agli anni '60: la madre di Tullio Magliotti riferì di aver sentito parlare di lui dal figlio; la moglie di Carlos Rivera raccontò di un presumibile avvistamento del Majorana all'Hotel Continental; un ex ispettore di polizia ha riconosciuto in un'immagine di Majorana l'italiano che incontrò a Buenos Aires in quegli anni. Questi particolari sono stati raccolti ancora recentemente dalla trasmissione televisiva Chi l'ha visto?, che sulla pista argentina sta facendo ancora indagini.

La terza via, sposata soprattutto da Leonardo Sciascia nel suo famoso libro La scomparsa di Majorana, assume che egli si sarebbe rinchiuso in un monastero.

Esiste, per la verità, un'altra ipotesi, quella "venuta fuori" intorno agli anni '70 che dava Majorana in Sicilia: sarebbe stato lui, il fisico eccellente, l'homu cani, l'uomo cane, lo straccione trasandato che errava per la Sicilia.

In realtà esistono degli elementi a sostegno di questa affascinante ipotesi. Un certo Tommaso Lipari girava per le strade di Mazara del Vallo, dove trovò la morte il 9 luglio del 1973. Si trattava di un barbone particolare, dotato di un'inspiegabile conoscenza delle materie scientifiche che lo portava a risolvere i compiti degli scolari che incontrava.

Un abitante del paese, Armando Romeo, disse che il Lipari gli aveva mostrato una cicatrice sulla mano destra, tipica del Majorana; inoltre usava un bastone con incisa la data del 5 agosto 1906, ovvero la data di nascita del fisico.

Infine, al funerale di Lipari parteciparono tante persone, troppe per quello che è di solito l'estremo saluto ad un clochard; suonò la banda del paese; qualcuno narra perfino di persone, non siciliane, intervenute apposta che seguivano da lontano l'evento, come se sapessero qualcosa.

Sul caso Lipari intervenne anche l'allora procuratore di Marsala, Paolo Borsellino: nel 1948 un certo Tommaso Lipari era stato rilasciato dalla galera (dove era finito per un piccolo reato), ed era cosi possibile confrontare la sua firma con quella del clochard, rinvenendo una tale somiglianza tra loro che Borsellino si sentì di concludere che appartenessero alla stessa persona, escludendo di fatto un'ipotesi-Majorana.

Su tale ipotesi tornò anche la trasmissione televisiva Chi l'ha visto?, a partire dall'autunno 1996, ma non vennero trovati nuovi elementi a sostegno di tale pista.

Resterebbe comunque, almeno in via teorica, un'ultima ipotesi, quella del suicidio, ma questa è apparsa poco fondata a causa di alcuni elementi - già citati - così riassumibili:

* Majorana nei suoi biglietti di commiato non parla mai di suicidio;
* in mare non fu ritrovato nulla;
* un suicida non ritirerebbe una somma notevole in banca prima di suicidarsi, si tratterebbe di comportamento troppo irrazionale, specie per una mente come quella di Majorana;
* Majorana sarebbe stato avvistato e riconosciuto a Napoli giorni dopo la scomparsa.

Nel 1959 lo stesso fratello Luciano rilasciò un'intervista a un giornale per escludere l'ipotesi del suicidio, che era stata ventilata da Emilio Segrè.

E l'ipotesi del suicidio è stata "smontata" in televisione anche dallo psichiatra e psicologo Massimo Picozzi, a seguito di un'accurata autopsia psicologica

La soluzione più fondata è che Majorana abbia deciso di scomparire, anche se non si sa dove e soprattutto perché. Si può ipotizzare che l'ambiente di Napoli gli stesse stretto.

Per quanto a quell'ambiente si debba essere grati, perché al suo soggiorno napoletano dobbiamo i Volumetti (custoditi presso la Domus galilaeana di Pisa), tuttavia Majorana, ancora una volta si trovò lì soltanto come un solitario, e per di più incompreso, (non un isolato) e non era nemmeno portato per l'insegnamento.

Per lui, ricercatore puro, la burocrazia universitaria fatta di registri, presenze, permessi, etc. con cui si era scontrato, era un mondo intollerabile e comunque non adatto a lui.

Sulla scomparsa di Majorana, e sulla via dallo stesso seguita dopo di questa sono possibili soltanto illazioni, non essendoci alcun fatto documentale sicuro: anche la pista argentina, la più ricca di testimonianze, non è suffragata completamente. Certamente i soldi ritirati in banca non erano sufficienti a vivere di rendita. Solo la via monastica potrebbe giustificare la mancanza del bisogno di risorse.

La via monastica si riallaccia alla gioventù di Ettore, che aveva frequentato l'Istituto Massimiliano Massimo dei Gesuiti a Roma. Un possibile legame con il passato che si fa vivo, una parte della sua giovinezza. E, come abbiamo visto, su questa pista si erano anche indirizzate le ricerche della stessa famiglia, la quale scrisse al papa Pacelli, promettendo di non voler affatto interferire sulle scelte eventualmente maturate da Ettore, al solo scopo di sapere dal Vaticano semplicemente se egli fosse vivo: ma nessuna risposta, di alcun segno, venne mai fornita. È questa comunque la via scelta da Leonardo Sciascia nel suo famoso libro La scomparsa di Majorana, nel quale lo scrittore siciliano assume che egli si sarebbe rinchiuso in un monastero. E a distanza di tanti anni, la cognata Annunziata, nel corso della puntata di "Chi l'ha visto?" andata in onda il 10 luglio 2006, ha annunciato di voler reiterare la vecchia richiesta di notizie al Vaticano.



Tutto questo lo trovate in:http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Majorana

1 commento:

  1. SCUSI, MI RENDO CONTO DI AVERE LASCIATO POCO FA QUESTO STESSO COMMENTO NEL POSTO SBAGLIATO! UB
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    Gentile Mafalda, sono l'autore di LA SCOMPARSA DI ETTORE MAJORANA: UN AFFARE DI STATO?, libro pubblicato nel 1998.
    Un corrispondente mi informa che il suo articolo su Majorana è stato riportato come voce di wikipedia italiana, e mi chiede come mai non si fa cenno al mio saggio nella pur nutrita bibliografia in esso riportata. Mi chiede infine maliziosamente: Una delle solite operazioni di censura di cui lei parla spesso, oppure un semplice caso di disinformazione?
    (A proposito del riferimento alla censura, veda: http://www.cartesio-episteme.net/libro3.htm).
    Non so naturalmente rispondere, e in prima ipotesi penserei alla seconda alternativa, anche se lei si sarà certamente documentata prima di scrivere sul caso Majorana, e in rete avrebbe trovato facilmente sia notizie sul mio libro, sia su un articolo che lo sintetizza, LEONARDO SCIASCIA E IL CASO MAJORANA: SICILIANI SCOMPAIONO NEL NULLA, MA UN'IPOTESI TARDA AD APPARIRE..., liberamente reperibile in:

    http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep5/ep5-maj.htm

    Aggiungo ancora sul medesimo tema una notizia segnalatami dal medesimo interlocutore: che in wikipedia inglese il mio lavoro viene menzionato, e citato in bibliografia, possibile che non abbia consultato tale articolo?

    http://en.wikipedia.org/wiki/Ettore_Majorana

    Senza nessuna falsa modestia, le dico che, se lei è sinceramente interessata alla scomparsa dell'illustre fisico, e non ad effettuare ulteriore opera di apologetica come fanno molti, trarrebbe sicuro giovamento dalla lettura delle mie riflessioni, di cui si dice in rete:

    > If you are interested there is an excellent book about the fate of Majorana: La Scomparsa di Ettore Majorana: un Affare di Stato? by prof. Umberto Bartocci (you may read also this article ... e qui si rimanda all'articolo dianzi citato).

    Le nomino anche il libro di Simone Berni, A caccia di libri proibiti - Libri censurati, libri perseguitati - La storia scritta da mani invisibili (Ed. Simple, Macerata, 2005), in cui si trova scritto (pp. 80-81):

    > Un libro che racchiude in sé tutti quelli citati, proponendo al contempo spunti infiniti di riflessione è La scomparsa di Majorana: un affare di Stato? (Bologna, Andromeda, 1999) altro libro just in time di Umberto Bartocci, il popolare scienziato già citato in margine alla formula della relatività di Olinto De Pretto in questo capitolo. Dei libri letti su Ettore Majorana, quello di Bartocci è il più stimolante. Vi si ricavano, oltre alle informazioni di base della vicenda - reperibili anche altrove, spunti per teorie non convenzionali ma suggestive. Le conclusioni di Bartocci - se da una vicenda simile è possibile trarne -lasciano aperte le ipotesi dominanti, il suicidio, l'omicidio, il rapimento, la fuga volontaria ma con un senso diffuso di fatalità, come se Majorana fosse un predestinato, una vittima annunciata della scienza.

    Questo tanto per conoscerci meglio, lieto semmai di riprendere il discorso.
    Grazie dell'attenzione, saluti,

    Umberto Bartocci - bube231@yahoo.it

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