giovedì, marzo 08, 2007

MEMORIA

Oggi ricorre la"festa delle donne", sinceramente una festa inutile, anche perchè non serve una giornata per ricordare le donne.Molte donne usano questo giorno semplicemente per far le pazze fuori, una serata dove le donne, credono,di poter dimostrare chissà cosa. A queste donne dedico questo post....Riflettete su cosa voglia dire essere donne, ma soprattutto su cosa voglia dire essere un individuo pensante e non un semplice oggetto di esposizione....
Dedico questo post a quelle donne a cui è stato tolto il diritto di essere un"individuo" e sono state ridotte ad essere un oggetto....
Con l'augurio che la coscienza civile si svegli:



LA STORIA DELLE DONNE VIOLENTATE NEL 1944 IN CIOCIARIA DALL’ESERCITO DEI “LIBERATORI”



Durante la Seconda guerra mondiale, come in tutte le altre guerre, si sono consumate efferate e gratuite violenze ai danni delle donne. Ma niente può eguagliare l'orrore della vicenda delle "marocchinate", le donne ciociare violentate, nel 1944 dal contingente marocchino dell'esercito francese. Erano chiamati effetti collaterali della guerra, oggi quegli stupri sono un crimine contro l'umanità.

IL CONTESTO
È 15 febbraio del 1944, Seconda guerra mondiale, la folle distruzione della Abbazia di Montecassino, roccaforte tedesca nel frusinate, da parte dei bombardieri alleati, provoca la morte di centinaia di civili. L'Abbazia è rasa al suolo dal più imponente bombardamento della storia contro un singolo edificio. I tre mesi seguenti di combattimenti feroci per stanare gli invasori, trincerati tra le macerie, sono inutili. Quando i soldati alleati arrivano al Monastero, i pochi paracadutisti tedeschi se ne sono già andati per evitare di essere accerchiati dai gurkha della divisione indiana del generale inglese Francis Tuker. Un mese dopo il tragico bombardamento, esattamente il 15 marzo, è rasa al suolo anche la sottostante città di Cassino. Le bombe cadono anche dalle Mainarde a Minturno, distruzioni massicce, con oltre 10.000 vittime civili, e circa 50.000 militari.

Ma non è che l'inizio del martirio della zona intorno alla Linea Gustav. Voluta da Hitler nel settembre del 1943, la Linea: 230 chilometri di barriera difensiva, dal Tirreno all’Adriatico partiva da Gaeta, al confine tra Lazio e Campania fino alla foce del Sangro, a sud di Pescara. La città ciociara di Cassino ne era il nodo. Saranno i soldati del generale francese Alphonse Juin infine a sfondarla.

È l’aprile del 1944, la guerra non è finita. Per vincere, gli Angloamericani decidono di cambiare strategia: riuscire a prendere Montecassino, quindi passare attraverso i monti Aurunci, nella valle del Liri in Ciociaria. Anche per la popolazione che si è rifugiata in montagna è il tempo dell’attesa. Il generale Clark, che è a capo della V armata americana, si affida al generale Juin e alle divisioni francesi perché si rende conto che nella zona è più opportuno inviare truppe di montagna, anziché divisioni corazzate, considerata la natura impervia del terreno del basso Lazio

I GOUMIERS
Proprio il contingente marocchino agli ordini del generale Juin, i cosidetti "goumièrs", sfondano per primi il 13 maggio 1944, i capisaldi della linea Gustav.
Giovedì 11 maggio 1944, scatta il piano di Juin. Nome in codice: operazione Diadem. Alle undici di sera, 1600 cannoni danno inizio a un intenso bombardamento contro i tedeschi. Quarantacinque minuti dopo le truppe del Corpo di Spedizione Francese attaccano Monte Faito, al centro dei Monti Aurunci. Dove passano i goumiers però seminano morte violenza e distruzione. Poi la furia dell'esercito liberatore risale la valle del Liri, sconvolge il frusinate, prosegue verso Nord, verso Roma, per fermarsi in Toscana.
Nell'agosto del 1944, dopo lo sbarco alleato sulle coste della Provenza, le truppe di Juin, vengono in patria: 7485 di loro sono morti.

110 mila soldati: francesi, marocchini, algerini e tunisini sono gli uomini del C.E.F., il Corpo di Spedizione Francese, guidato dal generale Juin: nato a Bona in Algeria, “pied- noir” orgoglioso delle proprie origini, comandante deciso e ostinato. Ai suoi ordini anche i 12 mila goumiers, arruolati e addestrati sulle montagne dell’Atlante in Marocco.

La Linea Gustav è sfondata, i tedeschi sono costretti ad arretrare. I profughi vedono arrivare i liberatori. Ma proprio in questi giorni di liberazione ha inizio un saccheggio senza precedenti: i goumiers devastano, rubano, uccidono, violentano. Donne, bambini, ma anche uomini, sono il loro "bottino di guerra". Questo periodo non ha trovato il giusto spazio nei libri della storiografia ufficiale. Solo il grande romanzo: "La Ciociara" (1957), di Alberto Moravia e poi il grande film omonimo di Vittorio De Sica (1960) hanno avuto il coraggio di raccontarlo, dopo, negli anni del dopoguerra.

Le «marocchinate», una brutta definizione, ma da allora usata da tutti in quei luoghi e si capisce subito di cosa si parla. Sono le donne che hanno subito la violenza dei soldati marocchini, gli efferati liberatori dall'occupazione tedesca.

Lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun li descrive così:
"Era soprattutto gente che viveva sulle montagne, i francesi li rastrellarono, li caricarono sui camion con un’azione violenta, di sopraffazione e li portarono a migliaia di chilometri da casa a compiere altre violenze. Le loro azioni brutali vanno inquadrate in questo contesto...In Marocco ovviamente sono gli eroi di Cassino."
I goumiers inoltre andavano all'attacco salmodiando la Chahada, catturavano i tedeschi per rivenderli (500-600 franchi per un soldato semplice, il triplo per un ufficiale superiore) ai militari americani desiderosi di costruirsi una reputazione guerriera senza rischiare."

Dopo l'abbattimento della linea Gustav, la «furia francese» travolge soprattutto il paesino di Esperia, sede del quartier generale della 71° divisione tedesca.
Un rapporto inglese parla di donne e ragazze, adolescenti e fanciulli stuprati per strada, di prigionieri sodomizzati, di ufficiali evirati. I nord-africani perdono il controllo, in preda all'ebbrezza del successo entrano nelle abitazioni prelevano le donne e spesso uccidono padri , fratelli e chiunque tenti di opporsi.
Pio XII sollecitò De Gaulle in questo senso, ricevendone una risposta accorata accompagnata da un'ira profonda che si riversò sul generale Guillaume, capo dei "marocchini". Si mosse la magistratura militare francese: fino al 1945 furono avviati 160 procedimenti giudiziari che riguardavano 360 individui, ci furono condanne a morte e ai lavori forzati.

IL BALLETTO DELLE CIFRE
Ma quanti furono gli stupri? Le cifre non sono mai state precise.
Lo storico francese Jean Christophe Notin sostiene che il documento più importante, assolutamente inedito, è quello relativo ad una inchiesta condotta dal tribunale militare che ha censito tutti i casi accertati di stupro. I casi per i quali è stata avviata un'azione presso il tribunale militare. Secondo questo documento, sono stati giudicati circa 150 casi, 350 le persone coinvolte.
Lo storico Giovanni De Luna, invece sostiene che si oscilli tra un massimo di 60 mila e un minimo di 300. Il 13 settembre 1944, pochi mesi dopo la liberazione di Roma e di tutto il basso Lazio, la direzione generale della Sanità Pubblica scrive al Ministero dell’Interno che circa 3100 donne sono state violentate tra la provincia di Frosinone e quella di Latina, l'allora Littoria.

Secondo De Luna 3000, 3500 stupri sembra un ordine di grandezza sufficientemente preciso. Un ordine di grandezza comunque sterminato, rispetto all’esiguità del territorio, in cui queste violenze avvennero.
Tutto questo risulta tanto più drammatico in quanto il tutto avviene in un arco di tempo estremamente compatto, dal 12 al 27 maggio. Le truppe marocchine ripeteranno questa tragiche violenze anche a carico di altre popolazioni nella Val d’Orcia in Toscana e nel viterbese.

LA CARTA BIANCA
La furia delle truppe marocchine ha sin dal primo momento assunto le caratteristiche di uno stupro di massa. Ma come è stato possibile che soldati comandati da ufficiali francesi, inquadrati nella V armata americana, abbiano potuto infierire sulla gente del luogo senza alcun controllo? In questa ricerca della verità partiamo, anche se può sembrare paradossale, da un misterioso proclama, attribuito proprio ad Alphonse Juin:

"...oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c’è una terra larga e ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per 50 ore. E potrete avere tutto, fare tutto, prendere tutto, distruggere e portare via, se avrete vinto, se ve lo sarete meritato. Il vostro generale manterrà la promessa, se voi obbedirete per l’ultima volta fino alla vittoria...".

La causa diretta del comportamento dei marocchini verrebbe dunque ricondotta al generale Juin e al suo proclama, con il quale egli avrebbe incitato le truppe alla battaglia, promettendo 50 ore di saccheggio libero. Una sorta di carta bianca che fa ancora discutere gli storici, e resta viva nella memoria della gente. Ma di questo documento non è rimasta traccia.

Non è credibile secondo lo storico francese Notin che il generale Juin che si preoccupava della sorte della gente del luogo e dei suoi soldati, abbia dato l’ordine ad un esercito intero di mettere a ferro e fuoco un paese.
Anche per l'italiano De Luna la "Carta Bianca", è un ordine che non è mai stato confermato. Alcune testimonianze ritengono più plausibile che ci sia stata una complicità omertosa da parte degli alti comandi francesi. Agli irregolari marocchini sarebbe spettato dunque il diritto di preda.
Secondo la storica Daria Frezza era consuetudine per questo tipo di truppe, dopo aver conseguito la vittoria, prendere possesso del territorio, dei beni e delle donne.

Dunque l’ordine di dare carta bianca non sarebbe venuto da Alphonse Juin, anzi ci sarebbe stata una promessa in tal senso da parte di altri vertici militari francesi. Ma come è potuto accadere? Per capire bisogna guardare a quelli che erano i rapporti tra Italia e Francia.

La risposta probabilmente in una lettera scritta dal generale Juin alle truppe francesi, al verificarsi dei primi incidenti, il 24 maggio 1944. Non bisogna dimenticare che l’Italia nel 1940 aveva dato la famosa pugnalata alle spalle alla Francia. Mitragliamenti della nostra aviazione contro le colonne di civili francesi in fuga dalle valli della Loira; c’è un contenzioso da saldare. E questo fa si che per esempio nei comandi francesi ci siano atteggiamenti di lassismo nei confronti di questi episodi, che certamente hanno visto per protagoniste le truppe di colore.

Il 4 giugno Roma viene liberata. Per le strade esplodono la gioia e la consapevolezza di essere finalmente liberi.
Le truppe di colore di Alphonse Juin non si vedono sfilare insieme agli alleati della V Armata. Avranno il loro pieno riconoscimento solo in seguito durante la parata per la liberazione di Siena. A metà luglio Alphonse Juin e il C.E.F. abbandoneranno il fronte italiano. Destinazione la Francia meridionale. Nei paesi coinvolti dagli stupri restano solo la povertà, l’emarginazione, la malattia.

LE CONSEGUENZE PER LE DONNE
Invece di una solidarietà che era lecito aspettarsi, queste donne furono rifiutate, furono oggetto di giudizi pesanti, stentarono a sposarsi, a trovare un minimo di intesa nel tessuto familiare quelle che erano sposate e stentarono a trovare un posto di lavoro, ci furono molti casi e casi di suicidio .
Alla fine della guerra, il Comando francese concede un indennizzo di 150 mila lire testa, ma da questo scaturisce un groviglio di questioni burocratiche, ritardi, lamentele.
Le uniche a protestare ea a ricordare le violenze saranno le comuniste dell'UDI (Unione Donne Italiane). Nel 1951 un'affollatissima assemblea di donne in un cinema di Pontecorvo affronta la questione delle marocchinate, provocando un infuocato dibattito parlamentare. Il Pci, in piena guerra fredda, diventa paladino dell'onore nazionale; nel 1966.

Per le donne ora violentate c'è la possibilità di ottenere la pensione come vittime civili della guerra, ma tempi delle pratiche sono interminabili e viene vietato di cumulare l’indennizzo con la pensione. Un lungo calvario che spesso non porta al risarcimento.

Dopo vergogna, reticenza e silenzio,sulla vicenda delle marocchinate, solo oggi a 60 anni da quella violenza lontana viene dato un risarcimento morale. Il 15 marzo del 2004 la più alta carica dello Stato italiano l'allora presidente Ciampi e l'associazione nazionale dei reduci marocchini hanno ricordato le vittime degli stupri e del bombardamento di Montecassino.

LO STUPRO CRIMINE CONTRO L'UMANITA'
Ma il riscatto autentico viene dal riconoscimento dello stupro i guerra, come un crimine contro l'umanità.

Questa è in breve la sequenza cronologica della considerazione dello stupro negli ultimi 50 anni.

1945: Il Tribunale militare internazionale di Norimberga ignora lo stupro e l’abuso sessuale.
1949: La Quarta Convenzione di Ginevra include la prima norma internazionale contro la pratica dello stupro.
1993-1994 : gli Statuti del tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia e per il Ruanda, menzionano per la prima volta lo stupro tra i crimini contro l’umanità.
22 febbraio 2001. Il Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia condanna con una sentenza storica tre miliziani serbo-bosniaci per lo stupro e la riduzione in schiavitù sessuale di donne bosniache. Il capo d’accusa per la prima volta viene considerato un crimine contro l’umanità.


Preso dal sito: www.lastoriasiamonoi.rai.it/

2 commenti:

  1. Vedi, concordo pienamente con il tuo scritto, e considero questo giorno non una festa per la donna così come viene intesa oggi (oltre che per il fattore consumismo, anche per l'opportunità di concedersi un'uscita tra amiche)ma un giorno che dovrebbe festeggiare i diritti delle persone, uomini o donne che siano.

    Come evidenziavo nel post di un amico, il fatto è che oggi vale l'INDIFFERENZA totale.. Ed è questo uno dei grandi problemi.

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  2. Gentile Mafalda, sono l'autore di LA SCOMPARSA DI ETTORE MAJORANA: UN AFFARE DI STATO?, libro pubblicato nel 1998.
    Un corrispondente mi informa che il suo articolo su Majorana è stato riportato come voce di wikipedia italiana, e mi chiede come mai non si fa cenno al mio saggio nella pur nutrita bibliografia in esso riportata. Mi chiede infine maliziosamente: Una delle solite operazioni di censura di cui lei parla spesso, oppure un semplice caso di disinformazione?
    (A proposito del riferimento alla censura, veda: http://www.cartesio-episteme.net/libro3.htm).
    Non so naturalmente rispondere, e in prima ipotesi penserei alla seconda alternativa, anche se lei si sarà certamente documentata prima di scrivere sul caso Majorana, e in rete avrebbe trovato facilmente sia notizie sul mio libro, sia su un articolo che lo sintetizza, LEONARDO SCIASCIA E IL CASO MAJORANA: SICILIANI SCOMPAIONO NEL NULLA, MA UN'IPOTESI TARDA AD APPARIRE..., liberamente reperibile in:

    http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep5/ep5-maj.htm

    Aggiungo ancora sul medesimo tema una notizia segnalatami dal medesimo interlocutore: che in wikipedia inglese il mio lavoro viene menzionato, e citato in bibliografia, possibile che non abbia consultato tale articolo?

    http://en.wikipedia.org/wiki/Ettore_Majorana

    Senza nessuna falsa modestia, le dico che, se lei è sinceramente interessata alla scomparsa dell'illustre fisico, e non ad effettuare ulteriore opera di apologetica come fanno molti, trarrebbe sicuro giovamento dalla lettura delle mie riflessioni, di cui si dice in rete:

    > If you are interested there is an excellent book about the fate of Majorana: La Scomparsa di Ettore Majorana: un Affare di Stato? by prof. Umberto Bartocci (you may read also this article ... e qui si rimanda all'articolo dianzi citato).

    Le nomino anche il libro di Simone Berni, A caccia di libri proibiti - Libri censurati, libri perseguitati - La storia scritta da mani invisibili (Ed. Simple, Macerata, 2005), in cui si trova scritto (pp. 80-81):

    > Un libro che racchiude in sé tutti quelli citati, proponendo al contempo spunti infiniti di riflessione è La scomparsa di Majorana: un affare di Stato? (Bologna, Andromeda, 1999) altro libro just in time di Umberto Bartocci, il popolare scienziato già citato in margine alla formula della relatività di Olinto De Pretto in questo capitolo. Dei libri letti su Ettore Majorana, quello di Bartocci è il più stimolante. Vi si ricavano, oltre alle informazioni di base della vicenda - reperibili anche altrove, spunti per teorie non convenzionali ma suggestive. Le conclusioni di Bartocci - se da una vicenda simile è possibile trarne -lasciano aperte le ipotesi dominanti, il suicidio, l'omicidio, il rapimento, la fuga volontaria ma con un senso diffuso di fatalità, come se Majorana fosse un predestinato, una vittima annunciata della scienza.

    Questo tanto per conoscerci meglio, lieto semmai di riprendere il discorso.
    Grazie dell'attenzione, saluti,

    Umberto Bartocci - bube231@yahoo.it

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