lunedì, giugno 09, 2008

La confraternita dell'uva


Ammetto che stavo leggendo tutt'altra cosa, come potete leggere in fondo al blog sulla destra, ma sapete è un periodo faticoso ed il mio cervello a leggere cose filosofiche in questo periodo non ci riesce, per cui "Il mio nome è rosso", l' ho momentaneamente messo da parte e mi sono dedicata ad un autore che io adoro letteralmente: John Fante.
Scrittori come lui sono pochi, anche perchè uno stile ocme il suo difficile trovarlo, tra la letturatura d'oggi giorno, anche se ammetto che ultimamente ci sono dei buoni scrittori.
Tornando al signor Fante che dire????
Solo che è magnifico, struggente e pieno di emozioni, in questo libro il rapporto padre-figlio viene visto in maniera critica, a volte cinica a volte con un forte sentimento, che ha venature positive e negative.
Nick Molise, quel fottuto di un italiano, rozzo, basso, con delle mani rudi e forti che ha costruito mezza città San Elmo, è in dirittura d'arrivo, a 84 anni suonati vuole ancora dimostrare di essere il migliore, decidendo di costruire un forno, ma questa sua fatica si rivela l'ultima.
Henry Molise è il figlio che di lavorare con i mattoni e cazzuola non ne ha mai voluto sapere, lui si è dedicato a qualcosa che il solo pensiero inorridisce Nick, la scrittura.
E' mai possibile che il figlio di un grande lavoratore possa fare un lavoro del genere?
Nick ha altri 3 figli, Virgil, banchiere, altro smidollato, agli occhi di Nick; Mario, sognava di fare il giocatore di baseball, e ci sarebbe riuscito se suo padre non gli avesse messo i bastoni fra le ruote; e Stella , di cui non gliene mai importato nulla, in fondo è solo una donna.

Tutto parte da una lite fra Nick e la moglie, la quale decide di voler divorziare dopo anni di sopportazione di sopprusi e tradimenti, di sbronze colossali del marito e di non riuscire mai a mettere qualcosa da parte, perchè quella carogna di un italiano non faceva altro che giocarsi tutti i soldi che guadagnava.
Allarmati da ciò, i cari figli, chiamano il figlio con i soldi, quello che è riuscito,Henry, il quale si precipita a San Elmo lasciando la sua bellissima casa ad Hollywood e la famiglia.
Questo suo tornare indietro non fa altro che metterlo in agitazione, lo fa tornare indietro a quando ero solo il figlio di un immigrato, a quanti sopprusi a subito, a quando da ragazzo odiava quell'uomo che non sapeva dare affetto, ma solo tanta credeltà, ma questi sentimenti si mescolano alla pietà che prova per qeusto vecchio cocciuto, convinto di riuscire nella sua impresa, prova ad aiutarlo, prova a scendere al suo livello, prova a capire il mondo del padre fatto del vino di Angelo Musso, della combriccola di ubriaconi come lui, ci prova finchè può finchè si arrende all'evidenza che per quell'uomo tanto odiato prova una sorta di sentimento, prova affetto, e comprende che nonstante tutto è stato una figura importante, una figura che gli ha dato modo di diventare uomo.

Si riscopre in queste pagine l' essere italiano, il senso di appartenenza ad una terra, il richiamo di qeusta terra, in tempo come il nostro dove si tende a rendere uguali tutti, questo libro aiuta ad apprezzare la diversità, non come qualcosa che escluda, ma come un qualcosa che arrichisce, che rende più ricchi chi è diverso e chi incontra la diversità.


Come semrpe buona lettura!

2 commenti:

  1. ciao!!!! ormai la lista dei libri che devo leggere si sta facendo troppo lunga!! però da come ne parli questo deve veramente essere fantastico... a pesto e buona coninuazione dei preparativi per il matrimonio!! baciotti

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  2. Cara Irene se vuoi cominciare a leggere Fante devi cominciare con "Aspetta primavera, Bandini", e poi continua con "Chiedi alla polvere",e
    "Sogni di Bunker Hill".
    Fante sarà per te una grande scoperta!
    Un bacio e grazie.

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